La ragazza si chiamava Anna (liberamente ispirato alle vicende di Anna Frank) è uno spettacolo teatrale che si propone attraverso il racconto delle vicende di questa martire involontaria cui il destino sotto forma di ferocia umana negò il futuro, di offrire elementi di riflessione utili alla formazione culturale dei giovani studenti relativamente al pericolo incombente della “banalizzazione” del male e così giustificarlo, un po’ come fecero i bavaresi quando videro per la prima volta le formazioni in camicia bruna della gioventù hitleriana sottovalutando il seme della discordia che avrebbe portato al più grande genocidio di tutti i tempi. La vicenda narrata è incentrata sul periodo della segregazione volontaria della famiglia di Anna che cercò scampo nascondendosi in un magazzino e nel terrore costante di essere scoperta e trasferita nei campi non per una colpa, un delitto, un reato ma per il semplice fatto di essere nati ebrei. Gli antichi latini avevano un detto “Historia magistra vitae” ed è proprio così: le gesta umane sono cicliche e la conoscenza di questa vicenda attraverso la rappresentazione teatrale, forte delle atmosfere emozionali e della carica emotiva tipiche dell’arte scenica, non potrà che rimanere scolpita nel cuore e nella mente di chi vi assisterà.

liberamente ispirato alle vicende di Anna Frank
con Michelangelo Fetto Antonio Intorcia Assunta Maria Berruti Carlotta Boccaccino
regia Michelangelo Fetto
produzione Solot Compagnia Stabile di Benevento/ I due della città del sole

Le recensioni del pubblico

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