I Promessi Sposi chiudono il trittico dedicato al potere che KanterStrasse porta avanti dal 2017, dopo Amletino e Ubu Re. Il potere non è sempre qualcosa di tangibile, anzi a volte ne sentiamo solo l’odore, il suono, le conseguenze. Quante volte, noi tutti, ci troviamo di fronte a cambiamenti, situazioni e decisioni che sono state preparate e costruite altrove, in un altrove indefinibile e non individuabile. I nostri protagonisti, due giovani, comuni cittadini di una Lombardia spagnoleggiante si trovano a rincorrere e rincorrersi, aiutati e ostacolati da forze invisibili, i cui proponimenti non sono mai chiari nel tempo presente ma solo a posteriori, in quella che possiamo chiamare prospettiva storica. KanterStrasse riscrive i Promessi Sposi di Alessandro Manzoni come una graphic novel in bianco e nero, dove la storia marcia inesorabile verso un lieto fine da fiaba, ma che forse non è tale.

durata: 1h 15’

Sinisi in questo lavoro mette in evidenza un elemento importante del romanzo: la provvidenza, rivelandoci l’antica necessità di vivere insieme, ma ciascuno nella propria diversità, emancipandoci così dalle nostre paure. L’opera viene messa in scena con una nuova prospettiva, a dimostrazione che è classico ciò che è inesauribile. La possibilità offerta dal teatro di trasfigurare ogni contenuto in corpo può riconnetterci con l’indagine manzoniana sulle costanti umane, sul senso della Storia e sul rapporto del singolo con gli eventi che lo travalicano, consentendoci di riappropriarci della sua forza narrativa complessa e moderna, capace di rispecchiare un’umanità talmente pregnante di vita da generare estreme semplificazioni o stereotipi.

durata: 1h 30’ con intervallo