Solo coloro che sono folli abbastanza da credere nella propria visione del mondo, da andare controcorrente, meritano di essere ricordati in eterno. Don Chisciotte, un cavaliere che lotta inseguendo ideali etici perduti, un pazzo visionario romantico, coraggioso, dal cuore d’oro, è riuscito a conquistare tutti, grandi e piccini, sani e matti, e continua a vivere sul palcoscenico nell’interpretazione di Alessio Boni.

durata: 2h

Venezia. Anno 1545. Salgono sul patibolo, accusati di eresia, gli attori Giulio Pasquati, padovano, in arte Pantalone, e Girolamo Salimberi, fiorentino, in arte Piombino. L’unica speranza per i due è il veloce ritorno dei rinforzi, ovvero i colleghi della Compagnia dei Gelosi, corsi dal duca di Mantova per pregarlo di intervenire nella spinosa vicenda. Non resta altro da fare che cercar di prendere tempo nell’unico modo che i due conoscono: recitando una commedia. Ma non esistono commedie per due soli attori e i nostri sono costretti a ripescare il racconto di un marinaio conosciuto su di una nave spagnola, poco dopo la battaglia di Lepanto: un tal Miguel De Cervantes…

durata: 1h 10’

Nel 1808 Charles Didelot, ritenuto il padre del balletto russo, allestì a San Pietroburgo per la prima volta un Don Chisciotte. A distanza di oltre due secoli, è ora il Russian National Ballet a regalarci la magia iridescente delle folli e sconsiderate avventure dei due inconsapevoli eroi spagnoli, nella versione di libretto di Marius Petipa e nel portentoso e straordinario apparato scenico e costumistico di Lev Solodovnikov. Peripezie e vicissitudini che, attraverso la leggerezza della danza e la tsunamica forza del movimento che è eleganza e precisione a un tempo, ci raccontano come l’avventura non sia mai finita e come, tra le irriverenti pale dei mulini, si intraveda – costante, mai svanito – il miraggio agognato e sognato di Dulcinea (e di ciò che rappresenta).

durata: 2h

Nella versione scenica prodotta da Teatro Segreto Srl, Don Chisciotte è Michele Cervante, un uomo appassionato di letteratura epica che vive in una profonda solitudine. Emarginato da una società che lo respinge quotidianamente, perde contatto con il mondo reale, attivando una crescente energia visionaria che lo porterà a dialogare con i fantasmi della classicità. L’apparizione di un singolare personaggio che Don Chisciotte trasforma nel suo Salvo Panza innesca il tentativo di riportarlo entro i confini di una ritualità sociale cosiddetta normale. Il protagonista, posseduto dall’anima immortale dell’hidalgo de la Mancha, continua, però, ad alterare la relazione tra passato e presente, inseguendo una visione disperata e poetica dell’esistenza. Il fragilissimo eroe cerca un’ipotetica Dulcinea, che nel suo desiderio si configura come definitivo incontro di salvezza e di pace. Il testo di Ruggero Cappuccio si concentra sul conflitto tra modernità efferata e umanità poetica, sulla solitudine, l’illusione, l’alienazione nel lirismo di una realtà che non è più o che non è mai stata, ma vive fresca nella memoria come ricordo presente. La regia di Nadia Baldi si attesta su confini immutabili, ma non per questo facilmente rintracciabili, quelli che da millenni vivono invariati nel cuore degli uomini. La messinscena, nell’interpretazione di Claudio Di Palma e Lello Arena, utilizza una delicata indagine interiore a specchio per svelare il rapporto tra dolore e bellezza.