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Monica Guerritore nella diretta Instagram della Fondazione Toscana Spettacolo: “Ho scritto a Conte alla fine di febbraio, mi ha risposto ieri il presidente Macron”.

Aprire i teatri per le scuole, affiancare i docenti con gli attori, portare il teatro negli studi tv: tutte le proposte dell’attrice per far ripartire il teatro

Firenze, 15 maggio 2020
Comunicato stampa 

Il suo appello per portare il teatro negli studi tv ha suscitato accesi dibattiti nel mondo dello spettacolo. Poi ha parlato di mettere a disposizioni teatri e artisti per il mondo della scuola. Ora Monica Guerritore, dopo essere stata ricevuta dal ministro Franceschini, ha avuto anche un sostegno dalla Francia: “ho scritto a Conte alla fine di febbraio, mi ha risposto ieri il presidente Macron”, ha detto giovedì nel corso di un’intervista in diretta Instagram con la Fondazione Toscana Spettacolo onlus, il circuito teatrale regionale della Toscana, nel corso della quale ha illustrato tutte le sue proposte per far ripartire il teatro. “Dalle colonne de Le Monde, Macron ha detto che il servizio pubblico sarà al capezzale dello spettacolo dal vivo: France Television e Radio France cambiano la loro programmazione per aiutare il teatro”. L’artista ha poi spiegato tutte le sue idee per far ripartire il teatro, nel corso dell’intervista che ora è disponibile su tutti i canali online di FTS: Youtube, Facebook, Instagram e ovviamente il sito toscanaspettacolo.it (nella sezione PlayFts).

Ogni martedì e giovedì, alle 17, la Fondazione si collega in diretta con grandi artisti e con i teatri del circuito che li hanno ospitati, per quaranta minuti di diretta moderati dal giornalista Gherardo Vitali Rosati. Hanno partecipato personaggi come Sebastiano Lo Monaco (che si diceva però contrario alla proposta della Guerritore), Angela Finocchiaro, Amanda Sandrelli, Chiara Francini e i Familie Flöz, oltre che ai sindaci e agli assessori delle piazze del circuito. Martedì 19 ci sarà Fabio Troiano e si parlerà del teatro di Massa anche con l’assessore alla cultura, Veronica Ravagli. L’incontro di ieri era con Pietrasanta, prima dell’attrice ha parlato anche il consulente artistico Massimo Martini spiegando le sue ipotesi per la ripartenza già da questa estate.

Per illustrare il suo progetto che riguarda teatro e scuola, Monica Guerritore ha detto: “La mia idea è quella di uscire fuori dal teatro perché il teatro è e sarà chiuso, l’attività di artisti ed interpreti non potrà essere praticata nei teatri almeno fino a gennaio. E il teatro non si può fermare, da duemila anni in qua. Dobbiamo quindi entrare nella società e questa sarà un’occasione per ampliare la nostra funzione e andare in mezzo alla gente. Potremmo aprire i teatri al mattino, far lavorare le persone che lavorano nei teatri e fare affiancare i professori da attori e attrici che si rendano disponibili sul territorio nazionale, attraverso una comunicazione all’Anci, al Sindaco, al Miur, per affiancare i professori nelle discipline a noi vicine (la lettura a voce alta, l’analisi del testo, le tragedie greche, Dante, l’arte performativa, il racconto attraverso il corpo). Vogliamo dare una mano, essere disponibili”.

In merito al suo progetto di portare il teatro negli studi tv, Monica Guerritore ha spiegato: “viviamo nel 2020, abbiamo a che fare con un immaginario visivo che si è adattato ad una tecnica digitale che è davvero molto potente e ben gestita dai nativi digitali, dai direttori della fotografia, in tutto il mondo. Aiutarsi con la tecnica digitale nel momento in cui il teatro è chiuso vuol dire potenziare il racconto teatrale e questo può creare una terza via. Basta andare a vedere su YouTube il National Theater con il Frankestein di Danny Boyle, piuttosto che Dogville di Lars Von Trier.”

“La tv – spiega ancora l’artista – che è la casa della cultura degli italiani può essere il luogo deputato in questo momento per prendersi sulle spalle il teatro e dire: «vi sosteniamo noi». Il teatro deve tornare a raggiungere tutte le fasce della popolazione e deve avere anche la funzione pubblica di andare in prima serata alla Rai. Inoltre, si già stanno formando in alcuni teatri stabili dei luoghi per le riprese, degli studi grandi dove tu puoi allestire una scenografia in modo da poter lavorare con la macchina da presa in una ripresa cinematografica. Ci sarà bisogno di ore televisive, chi meglio di noi?”

Nei giorni scorsi, l’artista ha anche partecipato a un incontro col Ministro Franceschini, insieme a molti altri suoi colleghi delle diverse discipline dello spettacolo. “Ognuno di noi ha portato alcune proposte, Roberto Bolle ha portato il problema della danza, Emma Dante delle performance dal vivo, Paolo Fresu della musica. Sicuramente non si è parlato di mascherine, non si può naturalmente né recitare, né danzare, né suonare con le mascherine. Però ieri c’è stato il decreto del consiglio dei ministri dove si parla della digitalizzazione del patrimonio culturale, noi rientriamo in quei 50 milioni di finanziamento che il ministro Franceschini ha messo nel settore del patrimonio culturale del teatro per aiutare una terza via come si fa in tutto il mondo”.

Il governo ha messo in campo vari finanziamenti per lo spettacolo, ma per gli attori – ha commentato Vitali Rosati – sono 600 euro al mese, non bastano per vivere. “Lei ha citato la Francia, dove però esiste da anni il sistema degli Intermittenti dello Spettacolo: lo Stato interviene a supporto degli artisti nei periodi in cui non lavorano, in Italia un sistema del genere non c’è mai stato”. “Ma è impensabile che ci siano centomila persone che lavorano nel teatro che possano ricevere 700, 1000 euro al mese per un anno”. Per questo l’artista ribadisce di continuare a far lavorare i teatri anche nel mondo della scuola etc. “E poi c’è il problema dell’emersione: ci sono tanti attori e tecnici che vivono con niente, che non sono neanche segnati, riuscire ad avere un reddito d’emergenza vuol dire mettersi in regola e chiedere che sotto un certo limite lo stato debba pagare i contributi, perché ci sono delle paghe talmente basse da non permettere neanche il pagamento dei contributi. Per questo Raffaelle Buranelli e Karin Proia hanno ideato il registro degli attori in modo da avere una forza che possa proporre e imporre delle idee, per poter dire «sono presente», «mi rendo utile» e in qualche modo guadagno qualcosa in cambio”.

Fra i follower che seguono l’intervista in diretta, c’è chi chiede se stia pensando a raccontare questo periodo quando si tornerà in scena. “È molto importante individuare il racconto che in questo momento parla di noi: io ne ho individuato uno che è Amleto, perché si dice «il mondo è uscito dai suoi cardini, maledetto destino doverlo rimettere in sesto, il nostro destino è scosso». Shakespeare scrive nel 1603 durante l’epidemia di peste nera, l’universo va sottosopra, il tempo lineare è finito, le cose non sono più quello che sono né quello che sembrano. Anche i legami familiari non danno più nessuna certezza. Tutto questo nasce da una situazione di sconquasso nell’animo creativo di Shakespeare, il quale lo mette in scena attraverso una favola. Andate a vedere i quadri di Morandi, non i vasi ma i paesaggi, lui aveva 20 anni quando si diffondeva la spagnola, guardate se quelle immagini di strade deserte con palazzi dagli occhi scuri non corrispondono a quelle di oggi.  Poi arriverà un genio che scriverà una favola che ci racconta dell’oggi e fra cinquant’anni si dirà «ecco perché l’ha scritto, perché ha parlato del Covid»”.

L’attrice ha chiuso ricordando il suo maestro, Giorgio Strehler: “Mi ha fatta diventare una persona nel tempo, mi ha detto «non stare in quinta durante le prove, vieni qua ti metti dietro di me», io avevo quindici anni: ho cominciato a vedere come le persone sul palco attraverso il controluce fossero molto più vere e concrete di quando poi venivano in platea. Un giorno mi disse «non le illumino davanti, non voglio vedere i loro visi, ricordati Monica che il teatro è un racconto di un uomo che diventa racconto per tutta l’umanità»”.

Fondazione Toscana Spettacolo onlus
Ufficio stampa
Gherardo Vitali Rosati
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