1673, la quarta recita de Il malato immaginario è a rischio, tocca alla Compagnia dello Stivale, scioltasi pochi anni prima e riunita per l’occasione da Giulio Pasquati, provare a portare a termine la serata. Un ultimo viaggio, ancora una volta, tra la polvere del palcoscenico, le corde, i tiri e i contrappesi. Un inno alla vita, alla risata e alla bellezza, condito di una farsa feroce, intrisa di amore per il pubblico. I testi diventano nuovamente pre-testi, condizioni di partenza per spiccare il salto nell’universo molieriano, giocando, improvvisando, cantando nel gioco più totale del teatro, che deve essere vivo, estemporaneo e tangibile quanto la Commedia, specchio incrinato dell’umano.

durata: 1h 40’

Andrée Ruth Shammah propone un grande classico della letteratura teatrale, Il malato immaginario di Molière. Con questo titolo, nella superba traduzione di Cesare Garboli, la regista riprende un bell’allestimento del 1980 che vide protagonista Franco Parenti, affidando stavolta il ruolo di Argante a Gioele Dix. La vicenda “senza tempo e di tutti i tempi” del malato immaginario e delle sue nevrosi ipocondriache intreccia situazioni di grottesca angoscia esistenziale allo sguardo ironico, satirico e dissacrante sulla contemporaneità e sulla fragilità dell’essere umano, in una continua tensione tragicomica mirabilmente costruita, che continua ancora oggi ad affascinare e a stupire gli spettatori.

durata: 2h 15’

Italo Calvino dedicò un libro al perché si leggono i classici. Se essi esistono, un motivo ci sarà. Ad esempio perché si possa sempre inventargli, all’occasione, un vestito tutto nuovo. Ed ecco allora i tre atti diretti da Marco Bernardi, con la significativa interpretazione
di Paolo Bonacelli e dove ritroviamo un Argante che senza far dimenticare il sorriso e l’ironia, la satira e la farsa, ci espone la ferita, ci costringe alla riflessione, ci mette di fronte all’ultima e irreversibile condizione della perdita di fiducia in se stessi e nei propri simili. La spirale immaginifica, narrativa e drammaturgica ci travolge, senza chiederci alcun permesso e ci conduce con sé fino al punto più lontano, fino addirittura al sogno, confine incerto e labile spartiacque tra realtà e ciò che non può esser definita tale.

durata: 1h 50’

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